Come parlare della diagnosi a tuo figlio
Trovare le parole giuste per spiegare una diagnosi senza creare paura o vergogna.
Ricevere una diagnosi per il proprio figlio è spesso un momento carico di emozioni. Dopo il primo impatto, molti genitori si chiedono: devo dirglielo? e soprattutto come posso spiegarglielo senza ferirlo?
Parlare della diagnosi non significa "etichettare" il bambino. Significa invece aiutarlo a comprendere come funziona il suo modo di apprendere, sentire e reagire. Quando la diagnosi viene spiegata nel modo giusto, può diventare uno strumento di consapevolezza e non un limite.
Un principio fondamentale
I bambini percepiscono già che alcune cose sono più difficili per loro. Dare un nome alla difficoltà non crea il problema: spesso lo libera dal senso di colpa. Il messaggio centrale deve essere sempre lo stesso: non è colpa tua e non sei sbagliato.
Come spiegare la diagnosi (in modo semplice)
Usa parole adatte all'età ed evita termini tecnici:
Cosa è utile dire
Il tuo cervello funziona in modo speciale.
Alcune cose per te sono più difficili, ma in altre puoi essere molto bravo.
Non è colpa tua se leggere o studiare richiede più fatica.
Insieme troveremo strategie che ti aiuteranno.
Cosa è meglio evitare
""Non dirlo a nessuno"."
""Vedrai che passa"."
Confronti con fratelli o compagni.
Usare la diagnosi come giustificazione per tutto.
Quando è il momento giusto?
Non esiste "il giorno perfetto", ma alcuni segnali aiutano:
La diagnosi ti è stata spiegata e l'hai compresa
la scuola è informata o lo sarà a breve
hai uno spazio tranquillo e senza fretta
Meglio non aspettare troppo: il bambino potrebbe costruire spiegazioni errate.
Come prepararti (prima di parlare)?
Chiediti:
Cosa sa già mio figlio delle sue difficoltà?
Che età ha?
Quali parole posso usare che conosce?
Ricorda: non devi spiegare tutto in una volta.
Sottolinea ciò che NON è
È fondamentale che sia chiaro:
Non è colpa sua
Non è pigro
Non è meno intelligente
Molti bambini hanno bisogno di sentirselo dire più volte.
Valorizza i punti di forza
Aiuta tuo figlio a riconoscere ciò che sa fare bene:
Creatività
Memoria visiva
Capacità pratiche
Empatia
Pensiero originale
Accogli le emozioni (tutte)
Ogni reazione è possibile:
Sollievo
Tristezza
Rabbia
Indifferenza
Non correggere subito le emozioni
Frasi utili:
“Capisco che ti faccia arrabbiare”
“È normale sentirsi così”
“Possiamo parlarne quando vuoi”
E dopo la conversazione?
La prima volta non basta.
Nei giorni successivi:
Osserva come reagisce
Rispondi alle domande
collegalo a ciò che succede a scuola (ad esempio “Per questo userai le mappe”)
Rendi la diagnosi una spiegazione utile, non un’etichetta..
Se tuo figlio è adolescente
Con i ragazzi più grandi:
Sii diretto e onesto
Coinvolgilo nelle decisioni (PDP, strumenti)
Rispetta il bisogno di privacy
L'obiettivo è l'autonomia: non la protezione totale.
L'obiettivo della conversazione
Lo scopo non è spiegare tutti i dettagli clinici. L'obiettivo è aiutare il bambino a comprendere che le difficoltà non definiscono chi è.
Una diagnosi serve per capire meglio come aiutarlo a scuola, nello studio e nella gestione delle emozioni.
Domande frequenti
È giusto dire subito la diagnosi al bambino?
Come posso spiegare la dislessia in modo semplice?
Chi dovrebbe spiegare la diagnosi?
“Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce le indicazioni e le scelte operative dei singoli professionisti o delle strutture”