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Guida Pratica

Come leggere una Relazione Clinica

DS, percentili, profilo di funzionamento e indicazioni terapeutiche spiegate ai genitori

Quando si riceve una relazione clinica dopo una valutazione dello sviluppo del bambino, molti genitori si trovano davanti a un documento pieno di termini tecnici, sigle e numeri difficili da interpretare.

In realtà la relazione non è solo un referto: è uno strumento fondamentale per comprendere come funziona il bambino, quali sono i suoi punti di forza, dove si trovano le difficoltà e quali strategie educative o terapeutiche possono aiutarlo.

Una buona relazione clinica non si limita a dire cosa non va, ma descrive il profilo di funzionamento: cioè il modo in cui il bambino apprende, comunica, si muove, pensa e si relaziona.

Le principali parti di una relazione clinica

Motivo della valutazione

Spiega perché il bambino è stato inviato alla valutazione: difficoltà scolastiche, ritardo del linguaggio, problemi attentivi, segnalazioni della scuola o dubbi dei genitori.

Obiettivi

Sulla base di quanto emerso, il clinico definisce una serie di Obiettivi personalizzati, a breve, medio e lungo termine, che si prefigge di ottenere attraverso l'intervento.

Osservazione clinica

Descrive come il bambino si comporta durante la valutazione: attenzione, relazione, motivazione, gestione delle frustrazioni, modalità comunicative.

Trattamento

Viene consigliato il percorso terapeutico più adatto per affrontare le difficoltà emerse e raggiungere gli obiettivi prefissati.

Conclusioni

Rappresentano il momento fondamentale in cui il clinico elabora e restituisce un’idea chiara e strutturata della condizione del bambino (Inquadramento diagnostico/profilo di funzionamento).

Cosa significano DS e Percentili

Nei test psicodiagnostici i risultati vengono espressi tramite indicatori statistici come Deviazione Standard (DS) e percentili. Sono due modi diversi per dire quanto la prestazione si discosta dalla media dei coetanei.

Punti Z / Quozienti standardizzati
(spesso media 100, DS = 15)

Questa scala è tipica di QI, prove cognitive, linguistiche e neuropsicologiche.

Da 85 a 115Nella media
Da 70 a 85Area di attenzione
Sotto il 70Area clinica

Punteggio Equivalente

Scala molto usata in Italia (0–4 o 0–5), pensata per rendere i risultati facilmente leggibili.

3–5Media
1–2Area limite
0Punteggio patologico

Il PE non misura quanto è grave la difficoltà, ma se è clinicamente significativa.

Importante ricordare che:

  1. Un singolo punteggio NON fa diagnosi
  2. Conta sempre il profilo complessivo, il funzionamento nella vita quotidiana e l'osservazione clinica.

Il profilo di funzionamento

La parte più importante della relazione è spesso il profilo di funzionamento. Qui i professionisti integrano osservazione clinica e risultati dei test per descrivere:

  • punti di forza del bambino
  • aree di maggiore difficoltà
  • strategie di apprendimento più efficaci
  • impatti sul funzionamento scolastico e quotidiano

Come interpretare davvero una relazione clinica

Guardare il profilo, non il singolo numero

Valutare coerenza tra test diversi

Considerare:

  • età
  • classe frequentata
  • funzionamento quotidiano
  • storia evolutiva
  • fattori emotivi e ambientali

DSA o disabilità non derivano mai da un solo test, ma da:

  • più prove concordanti
  • osservazione clinica

Criteri diagnostici (DSM-5-TR, ICD-11)

Domande frequenti

Un singolo punteggio basso significa diagnosi?

No. La diagnosi deriva sempre dall’insieme dei risultati dei test, dall’osservazione clinica e dalla storia evolutiva.

Devo consegnare la relazione alla scuola?

Se contiene una diagnosi (ad esempio DSA) è utile consegnarla per attivare le tutele previste. In altri casi può bastare un confronto con i docenti.

Devo rileggere la relazione con lo specialista?

Sì. Un colloquio di restituzione permette di chiarire dubbi e trasformare le indicazioni in azioni concrete per casa e scuola.

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce le indicazioni e le scelte operative dei singoli professionisti o delle strutture