Disturbi e Difficoltà dell'Area Alimentare
I disturbi dell'alimentazione in età evolutiva possono manifestarsi attraverso rifiuto del cibo, selettività estrema, paura di mangiare o alterazioni importanti del rapporto con l'alimentazione.
Intervenire presto è fondamentale per prevenire carenze nutrizionali, difficoltà di crescita, impatti emotivi e sociali.
Il lavoro integrato tra psicologo, nutrizionista e famiglia garantisce un percorso completo e personalizzato.
Panoramica dell'Area Alimentare
I disturbi dell'alimentazione in età evolutiva si manifestano attraverso rifiuto del cibo, selettività o alterazioni importanti del rapporto con l'alimentazione.
Crescita a rischio
Carenze nutrizionali e difficoltà nello sviluppo corporeo dovute a restrizioni alimentari.
Impatto Emotivo
Ansia prima e durante i pasti, bassa autostima e alterazione della percezione corporea.
Isolamento Sociale
Evitamento di mense, feste, compleanni e situazioni sociali legate alla condivisione del cibo.
L'Importanza dell'Approccio Integrato
Il rapporto con il cibo coinvolge aspetti medici, emotivi e relazionali. Per questo, il lavoro integrato in stretta collaborazione tra psicologo, nutrizionista e famiglia è la chiave per garantire un percorso clinico completo, sicuro e personalizzato.
1. Disturbi dell'Alimentazione in Età Evolutiva
Quadri clinici che interferiscono con la crescita, il benessere psicologico e le abitudini quotidiane del bambino o adolescente.
Rifiuto del cibo
Evitamento sistematico dell'alimentazione, spesso non legato alla mancanza di fame fisiologica.
Perdita di peso
Arresto o calo della curva di crescita (peso/altezza) che richiede monitoraggio.
Ansia legata ai pasti
Il momento del pasto diventa fonte di panico, pianto e tensione familiare estrema.
Comportamenti rituali
Necessità di consumare il cibo sempre nello stesso modo, nello stesso piatto o in sequenze rigide.
2. ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder)
Il Disturbo Evitante/Restrittivo dell'Assunzione di Cibo.
Non riguarda il peso
A differenza dell'anoressia, nell'ARFID la restrizione NON è motivata da preoccupazioni per il peso o per la propria immagine corporea.
Ipersensibilità Sensoriale
Rifiuto dei cibi basato su consistenza, colore, odore o temperatura. Il bambino prova autentico disgusto.
Perché evitano o restringono il cibo?
L'ARFID non è un “capriccio”. È un disturbo serio che porta a eliminare intere categorie alimentari (es. solo cibi bianchi o secchi) e che può portare a significative carenze nutrizionali.
3. Anoressia e Bulimia in Preadolescenza e Adolescenza
Disturbi caratterizzati da un alterato rapporto con l'immagine corporea e un eccessivo bisogno di controllo.
Controllo e Restrizione
Eccessivo controllo dell'alimentazione e del peso tramite restrizioni caloriche severe.
Abbuffate
Episodi di perdita di controllo in cui si ingeriscono grandi quantità di cibo (binge eating).
Meccanismi Compensatori
Uso del vomito autoindotto, digiuni successivi o attività fisica eccessiva e compulsiva.
Il disagio dietro il sintomo alimentare
Questi disturbi si accompagnano sempre a bassa autostima, forte rigidità di pensiero, elevata ansia e profonda difficoltà nella percezione del proprio corpo. Richiedono un intervento tempestivo e multidisciplinare.
4. Selettività Alimentare Significativa
Quando la selezione dei cibi diventa estrema e problematica.
Crescita compromessa
La scarsa varietà degli alimenti intacca il corretto sviluppo fisico del bambino.
Routine familiari difficili
Dover cucinare pasti separati, tensioni costanti a tavola, esasperazione dei genitori.
Vita sociale limitata
Forte ansia nell'affrontare mense scolastiche, compleanni, pizzerie o cene da parenti.
Spesso legata all'Ansia
Molto frequentemente collegata a ipersensibilità sensoriale o a traiettorie del neurosviluppo.
Presa in Carico
Lavoriamo in team per proteggere la salute fisica e curare la salute emotiva.
Valutazione Nutrizionale
Intervento del nutrizionista per valutare carenze, monitorare la crescita e strutturare piani di esposizione graduale al cibo in sicurezza.
Intervento Psicologico
Supporto clinico per gestire ansia, fobie (come quella del vomito o del soffocamento), perfezionismo e distorsioni dell'immagine corporea.
Parent Training
Guidiamo i genitori su come gestire i pasti senza trasformarli in battaglie e come supportare emotivamente il figlio durante i blocchi.
Lavoro con i Medici (Pediatra)
Nei casi in cui vi sia perdita di peso significativa, il lavoro integrato con pediatri o medici specialisti è imprescindibile.
Principali figure professionali coinvolte nella presa in carico
Domande Frequenti
Mio figlio mangia solo cibi bianchi e secchi. È ARFID o è un 'bambino viziato'?
Selettività estreme (es. mangiare solo pasta in bianco e cracker) che persistono nel tempo e generano forte ansia se si propone qualcosa di nuovo, sono spesso legate a ipersensibilità sensoriale o ARFID. Non si tratta di 'capricci', ma di un vero e proprio rifiuto neurologico o fobico di consistenze e sapori.
Dopo un episodio in cui ha rischiato di strozzarsi, rifiuta di deglutire il cibo solido. Cosa fare?
Siamo di fronte a una probabile 'fagofobia' (paura di soffocare), un trigger comunissimo per l'insorgenza dell'ARFID. Il bambino percepisce la deglutizione come un pericolo vitale. Forzarlo aumenta il trauma; serve un intervento psicologico mirato (spesso EMDR o CBT) associato a un'esposizione nutrizionale sicura.
A che età può manifestarsi l'anoressia?
Purtroppo l'età di esordio si è drasticamente abbassata. Oggi osserviamo casi clinici già nella preadolescenza (10-12 anni). Segnali come eliminazione improvvisa di cibi considerati 'grassi', controllo esasperato allo specchio o iperattività fisica richiedono una valutazione tempestiva.
Perché serve sia lo psicologo che il nutrizionista?
Perché il sintomo è duplice. Il nutrizionista valuta la gravità della restrizione e assicura che il bambino assuma i nutrienti vitali (salute fisica). Lo psicologo lavora sulla paura, sull'ossessione per il controllo o sul trauma che genera il blocco (salute mentale). Nessuno dei due aspetti può essere tralasciato.
Obbligarlo a sedersi a tavola finché non finisce il piatto è una buona strategia?
Nella maggior parte dei disturbi alimentari e nell'ARFID, forzare l'assunzione del cibo trasforma il pasto in un campo di battaglia e associa il cibo a emozioni di puro terrore o rabbia. L'approccio clinico prevede strategie molto diverse (desensibilizzazione, esposizione graduale senza pressione, contrattazione positiva).